C'era una volta il Web: Qual è stato il primo dominio .com della storia? (Spoiler: Non è Google)

Il 15 marzo 1985 veniva registrato il primo dominio .com, anticipando di anni la nascita del World Wide Web. Scopriamo la storia di Symbolics.com e come quell'evento ha fondato l'infrastruttura digitale che utilizziamo ancora oggi.

Gen 10, 2026 - 01:27
Gen 14, 2026 - 15:53
 0
C'era una volta il Web: Qual è stato il primo dominio .com della storia? (Spoiler: Non è Google)
Il primo dominio .com della storia, registrato nel 1985, simbolo della nascita dell’identità digitale e delle fondamenta dell’internet moderno.

Spesso, quando lavoriamo sui progetti di digitalizzazione o configuriamo infrastrutture cloud complesse, ci capita di dare per scontata l'architettura che sostiene tutto il nostro ecosistema. Immaginiamo la rete come un'entità fluida, moderna, dominata dai giganti che oggi controllano il traffico mondiale. Se chiedessimo a un utente medio quale sia stato il primo punto fermo commerciale della rete, la risposta cadrebbe quasi certamente su nomi familiari come Google, Amazon o forse Microsoft. Eppure, la realtà storica e tecnica ci racconta una vicenda molto diversa, radicata in un'epoca in cui il World Wide Web come lo conosciamo oggi non era nemmeno un'idea su carta.

La storia del primo dominio .com registrato al mondo ci riporta indietro al 15 marzo 1985. Non c'erano browser grafici, non c'erano social network e i monitor brillavano di fosfori verdi o ambra su sfondo nero. In quella data, una società chiamata Symbolics Computer Corporation registrò ufficialmente symbolics.com. Questo evento segnò, senza che nessuno potesse prevederne la portata, l'inizio della colonizzazione commerciale del ciberspazio.

In GoBooksy ci troviamo spesso a spiegare ai nostri interlocutori che internet e il Web non sono sinonimi. Quando Symbolics registrò il suo dominio, Tim Berners-Lee non aveva ancora scritto la proposta per il World Wide Web, che sarebbe arrivata solo quattro anni dopo, nel 1989. La rete del 1985 era un arcipelago di computer universitari, centri di ricerca governativi e appaltatori militari connessi tramite protocolli che stavano faticosamente evolvendo verso lo standard TCP/IP. La registrazione di un dominio non serviva per creare un sito vetrina o un e-commerce, ma per identificare univocamente una macchina o una rete di macchine all'interno di un sistema che stava diventando troppo vasto per essere gestito manualmente.

La Symbolics non era una startup nata in un garage californiano secondo la narrativa romantica della Silicon Valley degli anni Novanta. Era un'azienda spin-off del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, specializzata nella produzione di macchine Lisp, workstation estremamente potenti progettate per lo sviluppo di software avanzato e intelligenza artificiale. Erano pionieri dell'hardware e del software che cercavano un modo efficiente per essere raggiungibili sulla rete nascente, allora dominata dalle estensioni .edu (università) e .mil (militari). La creazione del TLD (Top-Level Domain) .com era intesa proprio per accogliere le entità "commerciali", una categoria che all'epoca sembrava quasi un'intrusa in un ambiente puramente accademico e strategico.

Analizzando i log storici e la struttura del DNS, notiamo come la progressione iniziale fu incredibilmente lenta. Oggi registriamo e gestiamo centinaia di domini in poche ore per i nostri clienti, ma nel 1985, dopo symbolics.com, passarono mesi prima che qualcun altro si facesse avanti. Il secondo dominio, bbn.com, arrivò ad aprile, seguito da https://www.google.com/search?q=think.com a maggio. Per vedere nomi che oggi riconosciamo come colossi tecnologici, bisogna scorrere il calendario molto più avanti: IBM registrò il suo dominio solo nel marzo 1986, Intel e HP nello stesso anno, mentre Apple arrivò nel 1987 e Microsoft addirittura nel 1991. Google, per intenderci, non sarebbe apparso sulla mappa del DNS fino al 1997.

Questa lentezza iniziale ci fa riflettere su un problema concreto che affrontiamo ancora oggi: l'adozione delle nuove tecnologie non è mai immediata, anche quando l'infrastruttura è pronta. Il sistema dei nomi a dominio (DNS) fu introdotto per risolvere un problema di scalabilità. Prima del DNS, la mappatura tra indirizzi numerici (IP) e nomi leggibili era gestita tramite un unico file di testo chiamato HOSTS.TXT, mantenuto centralmente e distribuito manualmente a tutti i computer della rete. Era un metodo insostenibile per una rete in crescita. Il DNS ha automatizzato e decentralizzato questo processo. Quando configuriamo oggi i record DNS per un ecosistema GoBooksy, stiamo utilizzando le stesse fondamenta logiche gettate in quel lontano 1985. La robustezza di quella scelta tecnica è dimostrata dal fatto che, quarant'anni dopo, è ancora il pilastro su cui si regge l'intera economia digitale.

La storia di Symbolics.com è anche un monito sulla volatilità del successo tecnologico. Mentre il dominio è rimasto attivo ininterrottamente diventando il più antico possedimento immobiliare digitale esistente, l'azienda che lo registrò ha avuto un destino travagliato. Le macchine Lisp, pur essendo tecnologicamente superiori, furono schiacciate dall'avvento di processori commerciali a basso costo e dalla diffusione del software generalista. L'azienda andò in bancarotta, ma il dominio sopravvisse, passando di mano in mano fino a diventare un pezzo da museo digitale.

Osservare questo frammento di storia ci aiuta a comprendere meglio il valore della proprietà digitale. Spesso vediamo aziende preoccuparsi eccessivamente dell'estetica del loro sito web, trascurando la gestione e la sicurezza del dominio stesso, che è il vero asset primario. Un dominio non è solo un indirizzo, è l'identità persistente in un mare di dati in continuo mutamento. Symbolics.com ci insegna che le tecnologie cambiano, le aziende nascono e muoiono, le interfacce grafiche si evolvono, ma il nome con cui ci presentiamo alla rete ha una longevità che può superare quella del business stesso.

Oggi, visitare quel primo dominio .com è un'esperienza quasi archeologica. Non vi troviamo più le specifiche di workstation per l'intelligenza artificiale, ma la testimonianza di un primato. Per noi di GoBooksy, ripercorrere questa genesi non è solo un esercizio di nostalgia, ma un modo per ricordare che dietro ogni clic, ogni email e ogni transazione cloud, esiste una struttura logica precisa, nata dalla necessità di mettere ordine nel caos informativo. Capire da dove veniamo ci permette di progettare con maggiore consapevolezza le architetture digitali di domani, rispettando protocolli che hanno dimostrato di saper resistere alla prova più dura di tutte: il tempo.