Perché il Bluetooth ha il simbolo di una runa vichinga? La storia reale che non ti aspetti

Scopriamo la vera storia dietro il logo del Bluetooth, un intreccio tra tecnologia wireless e storia scandinava che unisce Intel, Ericsson e un re vichingo del X secolo. Un viaggio operativo nell'interoperabilità.

Gen 9, 2026 - 23:57
Gen 14, 2026 - 15:52
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Perché il Bluetooth ha il simbolo di una runa vichinga? La storia reale che non ti aspetti
Simbolo Bluetooth ispirato a una runa vichinga, fusione tra antica scrittura nordica e comunicazione wireless moderna.

Ogni giorno, quando attiviamo la connessione tra i nostri dispositivi per trasferire dati o collegare periferiche, vediamo illuminarsi una piccola icona blu stilizzata. Nei nostri uffici in GoBooksy, dove gestiamo flussi di comunicazione tra innumerevoli device, quel simbolo è diventato così onnipresente da risultare invisibile, una parte scontata dell'arredamento digitale. Eppure, dietro quelle forme geometriche che abitano la barra di stato dei nostri smartphone e i cruscotti delle nostre auto, si nasconde una storia di convergenza tecnologica che affonda le radici nel X secolo, intrecciando ingegneria moderna e mitologia scandinava in un modo che raramente accade nel settore IT.

Per comprendere la vera natura di quel simbolo, dobbiamo guardare oltre la semplice estetica e tornare alla fine degli anni Novanta. In quel periodo, il panorama della comunicazione a corto raggio era frammentato e caotico. Le grandi aziende tecnologiche stavano lavorando su standard proprietari incompatibili tra loro per eliminare i cavi: Intel aveva il suo Business-RF, Ericsson lavorava su MC-Link e Nokia su Low Power RF. Noi che operiamo quotidianamente con l'integrazione di sistemi sappiamo quanto sia paralizzante la mancanza di uno standard comune. Il rischio concreto era quello di creare un ecosistema digitale in cui i dispositivi non potessero parlarsi se non appartenenti allo stesso marchio, un incubo operativo che avrebbe rallentato l'evoluzione mobile per decenni.

La svolta avvenne nel 1997, non in un laboratorio asettico, ma durante una conversazione informale tra Jim Kardach di Intel e Sven Mattisson di Ericsson. Discutendo di storia mentre cercavano un terreno comune per unire le loro tecnologie, emersero le gesta di Re Harald Gormsson, sovrano di Danimarca e Norvegia vissuto mille anni prima. Questo re era famoso per la sua capacità diplomatica e militare di unire tribù scandinave perennemente in guerra tra loro, portando coesione in una terra divisa. La leggenda narra che fosse soprannominato "Blåtand" (Dente Azzurro in danese, o Bluetooth in inglese), forse a causa di un dente necrotizzato scuro che spiccava nel suo sorriso.

L'analogia colpì immediatamente i fondatori del progetto. L'obiettivo della nuova tecnologia era esattamente quello che Re Harald aveva fatto con le tribù vichinghe: unire protocolli di comunicazione diversi, come quelli dei computer e dei telefoni cellulari, sotto un unico standard universale. In GoBooksy osserviamo spesso come le metafore giuste possano accelerare l'adozione di tecnologie complesse, e in questo caso il nome in codice "Bluetooth" fu scelto come segnaposto temporaneo mentre il marketing lavorava sui nomi ufficiali, che dovevano essere RadioWire o PAN (Personal Area Network).

Il simbolo che oggi conosciamo non è un semplice disegno astratto, ma un esempio perfetto di "bindrune", una legatura tipica delle iscrizioni runiche. Il logo nasce dalla sovrapposizione di due caratteri dell'alfabeto runico Futhark recente: la runa Hagalaz (ᚼ), che corrisponde alla nostra H, e la runa Berkana (ᛒ), che corrisponde alla B. Unite insieme, le iniziali di Harald Bluetooth formano il glifo geometrico che campeggia su miliardi di dispositivi. È affascinante notare come una tecnologia futuristica abbia scelto di rappresentarsi attraverso un sistema di scrittura che precede di secoli la stampa, creando un ponte semantico tra l'antica comunicazione incisa su pietra e la moderna trasmissione dati via onde radio.

La permanenza di questo nome e del suo logo è, ironicamente, frutto di un incidente di percorso tipico del mondo corporate. Quando arrivò il momento del lancio ufficiale, i nomi proposti dai dipartimenti marketing non poterono essere utilizzati: PAN era considerato troppo generico dal punto di vista legale e avrebbe creato confusione nei motori di ricerca, mentre la ricerca del marchio per RadioWire non fu completata in tempo per la presentazione. Il nome in codice, che doveva essere provvisorio, divenne così lo standard de facto. Questa dinamica ci ricorda spesso, nei nostri progetti in GoBooksy, che le soluzioni nate per necessità pratica tendono a radicarsi molto più profondamente di quelle costruite a tavolino.

Oggi il simbolo runico del Bluetooth è molto più di un omaggio storico. Rappresenta la vittoria dell'interoperabilità sulla frammentazione. Ogni volta che un auricolare si connette istantaneamente a un telefono di marca diversa, stiamo assistendo alla realizzazione tecnica di quell'unificazione che i suoi creatori sognavano nei bar di Toronto alla fine degli anni Novanta. Il colore blu, che inizialmente richiamava il soprannome del re, è diventato sinonimo universale di "dispositivo pronto alla connessione", creando un linguaggio visivo che trascende le barriere linguistiche.

La storia del Bluetooth ci insegna che l'innovazione non guarda solo avanti, ma talvolta ha bisogno di guardare indietro per trovare la propria identità. In un mondo digitale spesso effimero, dove le tecnologie nascono e muoiono nel giro di pochi anni, portare in tasca una runa vichinga millenaria è un potente promemoria di come la comunicazione, in tutte le sue forme, sia sempre stata lo strumento fondamentale per unire mondi diversi.